Uso questo blog per pensare. Lo uso per arrabbiarmi per le cose non giuste. Lo uso per condividere il mio pensiero con chi voglia farlo. Non ho altro che abbia senso mettere in comune. Gionata

lunedì 13 agosto 2018

Meno male che ci sono gli zingari


“I fuckin’ hate Pikeys” (“gli zingari mi stanno sul cazzo”) lo ripetono, a turno, quasi tutti i personaggi nel film “Snatch”, di Guy Ritchie.

Tali personaggi appartengono tutti al sottobosco criminale di Londra: sono ladri, buttafuori, ricettatori, assassini, tirapiedi e rapinatori. Però quando si parla di zingari, sono tutti d’accordo. I fuckin’ hate Pikeys.

Nel film, la battuta, proprio perché si ripete, è esilarante. Non ha uno scopo politico. Ma io a un certo punto, avendo visto il film diverse volte, mi sono chiesto il perché.

Uno dice, eh certo, questi rubano, vivono ai margini della società, chiedono la carità, eccetera. Ok. Ma allora perché i criminali, che non conducono certo un’esistenza più retta o regolare, perché anche loro odiano gli zingari?

Io credo che c’entri con il fatto che gli zingari sembrino ostentare orgogliosamente questa scelta di vita ai margini, un po’ parassitaria, la mostrano nei modi, nella lingua ostinatamente diversa, nei colori, nel vestire delle donne, nell’abitare in sistemazioni temporanee, nel rifiutare le regole degli altri.

Può sembrare una scelta politica, e forse è per questo che anche i criminali li odiano. Il criminale evidentemente accetta le regole della società, e sa bene di infrangerle, ma solo nella misura in cui gli serve, poi rientra nei canoni e cerca di vivere come i normali, non vuole essere riconosciuto come criminale. Anche per lui la sfida che pone lo zingaro evidentemente è una provocazione troppo forte.

Gli zingari ci forniscono l’opportunità di essere, almeno una volta, nel giusto. Non importa quanto insignificante possa essere la nostra vita. Lo zingaro è sicuramente fuori dalle regole del vivere comune, e quindi è peggio di noi. Noi siamo dalla parte della legalità e della rettitudine.

E’ una bella consolazione, soprattutto per chi è frustrato, invidioso, per chi è pieno di rancore perché le cose non gli vanno come vorrebbe, avere qualcuno che sta di là della barriera, mentre noi siamo di qui, tra i Giusti. Siamo nella squadra vincente.

Naturalmente è anche una grande opportunità per politici senza scrupoli. Niente di più facile che inveire contro gli zingari, per ottenere un po' di consenso elettorale. Nessuno si opporrà. Nessuno difenderà i colpevoli, perché sono sicuramente sempre colpevoli, se non stanno commettendo un reato ora, ne hanno commesso di certo uno ieri, o lo faranno domani. Anzi, i politici avversari, se non saranno altrettanto veementi nell’attaccare gli zingari, verranno percepiti come “buonisti” o senza spina dorsale.

Si crea una spirale di odio che di solito è fortunatamente innocua. Nessuno poi fa nulla. Il politico senza scrupoli non ha alcun interesse a che gli zingari non ci siano più, perché poi dovrebbe trovarsi un altro oggetto da far odiare alla gente, di un odio puro, sacro, retto, che nessun altro nemico può garantire. In fondo esistono anche negri buoni, froci buoni, ma non zingari buoni.

Il politico senza scrupoli solo occasionalmente si organizza davvero contro gli zingari. Ne nascono, in quelle fortunatamente rare occasioni, i pogrom, gli stermini, che caratterizzano le dittature più feroci, quelle degli zar delle Russie o quella nazista.

Di solito invece il politico senza scrupoli si contenta di creare questo malessere organizzato, sotto forma di odio etnico-culturale, che gli garantisce l’unica cosa che gli interessa, ovvero di rimanere a galla.

Uno potrebbe dire: - eh, però, tutti i politici puntano a quello a rimanere al potere, a galla.

Certo, sicuramente l’ambizione personale spinge fortemente i politici che eleggiamo. Ma non tutti scelgono di coltivare l’odio, di farci diventare gente peggiore, per i loro scopi. Io penso che la linea che divide la civiltà che potremmo essere e la tribù che rischiamo di diventare passa proprio di qui. Da quello che i nostri rappresentanti sono disposti a fare per ghermire il nostro voto e dal fatto che noi ci caschiamo oppure no.

martedì 15 maggio 2018

Chi ha paura e chi no


Il mio unico lettore l’altro giorno si è lamentato.

Dice che le cose succedono, e questo blog tace.

Ha ragione; per quanto possa essere poco significativa l’attività di questo blog, essa è ferma, mentre il suo autore si infiamma tutti i giorni a discutere della cronaca minuta sui social networks.

Perché dunque, il blog tace su qualche cosa che evidentemente accende il mio interesse?

Io credo per non sporcare il blog.

Quello che sta succedendo in Italia è grottesco. E in fondo non è nemmeno importante. Io ho cercato, non sempre riuscendovi, di parlare di cose che ritenevo più grandi delle meschinità del sottobosco della politica. Diciamo il contrario di Dagospia (anche dal punto di vista dell’”audience”…). E quello che sta succedendo adesso è roba di bassa lega.

Negli scorsi mesi ho cercato di capire perché le persone si comportino in un certo modo. Chi avesse voglia di rileggersi i post degli ultimi due anni troverà che spesso mi sono chiesto queste cose, trovando anche qualche spiegazione. Sempre alla ricerca di una teoria generale, ma tenendo conto dei dati sperimentali, da uomo di scienza quale vorrei essere.

In tutto questo, l’informazione, la cronaca, sono solo rumore, che impedisce di sentire, coprendolo, il suono della storia. Vanno scartati.

Questo vuole dire che io abbia la presunzione di capire l’uomo? Non direi. Ma almeno cerco di arrivare a comprendere qualche meccanismo profondo e importante e collegarlo ai suoi effetti, invece di incazzarmi ogni volta che una persona spregevole e dannosa viene eletta dai suoi concittadini.

Iniziamo con il dire che molti timori della classe media e medio-povera dei paesi sviluppati sono fondati.

Hanno paura di perdere quello che hanno ottenuto, in termini di benessere e diritti. Hanno paura di perderli a favore degli stranieri. E in parte è vero. Sta già accadendo. Nel mondo, la ricchezza dell’occidente si è per secoli appoggiata sulla povertà degli altri. Adesso gli altri, affrancatisi politicamente, conquistato il diritto sacrosanto di competere con noi. Vogliono la loro fetta di torta. Questo fenomeno di riavvicinamento, di superamento della dicotomia Nordovest ricco – resto del mondo povero, infatti è in parte già avvenuto, continuerà e nulla lo arresterà. Si tratterà soprattutto di controllare il fenomeno e impedire che si porti via diritti e civiltà.

In parte però, in buona parte, il benessere viene eroso dall’alto. Dalla classe dominante dei paesi ricchi. Che in questi anni, diciamo dal Reaganismo-Thatcherismo in avanti, ha spolpato le sue classi medie per diventare sempre più ricca e potente, dato che il mercato esterno non gli bastava più. Ecco, i cittadini dell’occidente ricco non si sono accorti di questo fenomeno. Anzi, la classe dominante ha manovrato per concentrare l’attenzione sugli altri, i paesi e le persone del resto del mondo, che richiedono la loro parte. E non lo fanno per chissà quale grande complotto mondiale dei ricchi. Si tratta della semplice sommatoria delle piccole, cieche ingordigie di ognuno.

Quindi la preoccupazione della gente è fondata. Ma questo è il punto in cui vengono fregati.

Molti approfittatori e parassiti hanno capito che le reazioni delle persone sono più controllabili se hanno paura. Si tratta di un puro processo neurologico. Quando il cervello percepisce una condizione di pericolo, il controllo delle decisioni viene preso dal cervelletto, la parte più antica dell’organo, quella che condividiamo con gli altri mammiferi meno “intelligenti”. E’ quella predisposta a prendere le decisioni istintive basate su pochi principi molto semplici. La paura è il principale, legata all’istinto di sopravvivenza. Quando comanda il cervelletto, la corteccia cerebrale, dove si formano i nostri pensieri più avanzati, i ragionamenti più complessi, è tagliata fuori. Torniamo animali.

Quindi bisogna instillare la paura. Chi ha paura acquisterà i beni che la fanno passare. Comprerà i giornali e seguirà i canali televisivi che confortano i suoi pregiudizi. Voterà chi grida più forte e indica l’oggetto delle paure. Indica il nemico.

Naturalmente il nemico deve essere qualcuno di alieno. Di diverso da noi. Se ha caratteristiche fisiche diverse, meglio. E’ più identificabile. La paura ci si attacca come un’etichetta.

Il cervello, la corteccia cerebrale, ci dice: dovresti avere paura di chi ti sta impoverendo. Chi è già molto ricco, le grandi aziende multinazionali per esempio, i grandi investitori, così grossi da controllare le banche e la politica degli stati.  Dovresti avere paura degli stati non democratici, che mirano al potere e alla ricchezza con mezzi non leciti. Ma il cervelletto non ascolta, perché ha paura. E sbaglia la mira: se la prende con i poveracci, perché sono diversi, se la prende con chi spiega il problema, la scienza, perché non la capisce, se la prende con gli enti internazionali, come la UE, perché sono complessi.

La paura è contagiosa. Hanno paura i ricchi, hanno paura i poveri. In ogni caso, vince la parte animale.

Oggi siamo divisi tra chi ha paura e chi non cel’ha. E solo chi non cel’ha pensa liberamente.

Come si sconfigge la paura? Come si torna liberi?

mercoledì 4 aprile 2018

Europa! Anche se non è di moda.


L’idea di Europa nasce su uno scoglio roccioso in mezzo al Mar Tirreno, mentre infuria la Seconda Guerra Mondiale. Ventotene.

Nel 1941 il regime fascista ha rinchiuso a Ventotene i propri oppositori (quelli che non fa uccidere come capitò invece ai fratelli Rosselli). Circa 900 persone, isolate dal mondo e guardate a vista da 300 poliziotti. Meno di due chilometri quadrati di tufo, coste rocciose e uccelli migratori.
Nel frattempo, l’Europa brucia.
La Germania conquista i Balcani, e la Francia. Poi sferra il suo attacco all’Unione Sovietica, con l’esercito italiano a rimorchio (9 su 10 non torneranno a casa). Scienziati ebrei polacchi vengono massacrati. Cominciano le deportazioni nei campi di sterminio. Si muore nei campi, in mare e nell’aria. Si muore bombardati dagli aerei e fucilati dai plotoni di esecuzione.
Mentre succede tutto questo, tra i 900 prigionieri di Ventotene, due immaginano un’Europa diversa. Senza guerra e senza divisioni. Un’Europa libera e unita. Immaginano la fratellanza tra gente che in quello stesso momento si sta scannando.
Scrivono un manifesto, appunto, il Manifesto di Ventotene. Disegnano l'ideologia europeista: attraverso una rivoluzione vogliono istituire una federazione europea dotata di un parlamento e di un governo democratico con poteri reali in alcuni settori fondamentali, come economia e politica estera.
Sono Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, due grandi italiani del ‘900 che seppero vedere oltre le fiamme della guerra.
Dobbiamo molto a loro se in Europa non ci sono più state guerre da oltre 70 anni e se, nonostante l’attuale scetticismo dominante, questo sia ancora oggi il continente più civile al mondo.
La propaganda oggi tende a dare tutte le colpe dei fallimenti dei governi nazionali all’Europa. E’ come dare la colpa dell’infezione all’antibiotico per non averne preso a sufficienza.

venerdì 16 febbraio 2018

Le fughe della destra


Questo blog tace da tempo. Sbigottito dal vuoto pneumatico del dibattito pubblico di questo paese, non so più cosa dire, e quindi di solito mi taccio. Adesso però forse ho capito qualche cosa.

Sono diversi i modi in cui la destra in Italia oggi è in fuga.

I sondaggi prima delle elezioni politiche parlano di una destra in fuga nelle percentuali.

A chi, come me, ricorda lo stato di questo paese quando governavano loro cinque anni fa pare impossibile, ma è così. La gente, quantomeno nei sondaggi, dichiara di voler votare per un simbolo (Berlusconi Presidente) che è già una menzogna: Berlusconi non può essere presidente, in quanto pregiudicato, avendo commesso crimini. E va beh.

Oppure voteranno per Salvini o Meloni, che sono riusciti a quanto pare a convincere tanti che il problema dell’Italia sono gli immigrati. Specialmente quelli più poveri e più neri. La tecnica “Mamma Li Turchi!” ha già funzionato in Inghilterra con la Brexit, sembra efficace anche qui.

Poi c’è la fuga dall’avversario. La destra era disposta a confrontarsi con i suoi avversari viso a viso, io ricordo, anzi, era più o meno un obbligo rispondere all’avversario sul merito delle questioni. Adesso non più. La destra di obblighi non ne ha. E soprattutto ha capito che non serve il confronto per aumentare i voti. Semmai è un pericolo. Quando si agitano spauracchi, si inventano storie, la commedia rischia sempre di essere smascherata di fronte a un avversario. E così fine dei confronti, nessuno di questi signori verrà pubblicamente sbugiardato, anche se farlo sarebbe facile.

Infine l’elettorato. La loro è una fuga dalla realtà. Le persone in difficoltà, che nonostante un’economia in lento recupero sono ancora tante, non vogliono più capire le questioni complicate. Preferiscono un comodo capro espiatorio (l’attuale governo, gli immigrati) con cui prendersela e qualcuno che gli dice che li farà andare via.

Sono ormai anni che, avendo a disposizione la maggiore quantità di informazione nella storia dell’umanità, molti hanno perso la capacità di discernere ciò che ha un fondamento di realtà e ciò che è falsificato, costruito ad arte per confermare i pregiudizi di chi ha paura.

Come andranno queste fughe? Beh la fuga dei politici di destra sembra bene, almeno per loro. Loro, una volta raccolti i voti, sono a posto.

La fuga dalla realtà dei loro elettori invece purtroppo durerà poco. La realtà ritorna sempre. Sottoforma di un’economia e un paese che, isolandosi, non staranno più a galla. I salari resteranno bassi. Se taglieranno le tasse sarà solo per i ricchi. Agli altri taglieranno i servizi. Scopriremo che le crudeltà verso gli immigrati non portano beneficio a nessuno; scopriremo, senza mai ammetterlo, che non sono loro il problema. Scopriremo anche che l’Europa serviva, dopo averla sabotata.
Se mi sbaglio, meglio per tutti.

domenica 5 novembre 2017

Zaia e la memoria del Polesine


I schèi, in dialetto Veneto, sono i soldi.

I schèi sono l’unica ragione per cui il Veneto vuole ottenere maggiore indipendenza dall’Italia. Non prendiamoci in giro con questioni culturali, usi, tradizioni e costumi. Qui abbiamo un presidente di regione, Zaia, abbastanza furbo da far balenare ai suoi concittadini l’idea di non contribuire più con le loro tasse al benessere e ai bisogni di tutto il paese, ma solo al proprio. E a molti l’idea piace. Fanno un referendum, e il 60% dei Veneti dice di sì. E certo, perché no?

Perché no? Ecco perché no.

Nel 1951, a seguito dell’inondazione del Po, il Polesine allagato vide 180 mila dei suoi abitanti rimanere senza casa. Praticamente metà della popolazione. Il processo di ricostruzione e prosciugamento durò sei mesi, e alla fine, di questi sfollati, 80 mila non fecero mai più ritorno nel sud del Veneto. Preferirono rimanere nei luoghi che li avevano accolti e nei quali avevano potuto ricominciare una vita.

La notizia dell’alluvione fece il giro del mondo. Ci fu una gara di solidarietà che superò la cortina di ferro. Arrivarono aiuti dai paesi occidentali e anche dall’Unione Sovietica.

Gli aiuti internazionali ammontarono in tutto a 5 miliardi di lire dell’epoca, corrispondenti a circa 100 milioni di Euro odierni.

Se sembrano pochi, teniamo conto che si trattava di una cifra intorno all’1.3% del prodotto interno lordo dell’Italia del tempo.

Comunque furono utilizzati e, con i soldi avanzati, fu eretta una scultura a ricordo in una piazza di Rovigo, ribattezzata Piazza della Riconoscenza.

Altri tre miliardi ce li mise lo stato Italiano per ripristinare gli argini nei mesi successivi.

Lo stato italiano inviò un commissario prefettizio, Giuseppe Brusasca, che riuscì a coordinare gli sforzi di ricostruzione in una terra di grandi contrasti politici e sociali. Questo eroe della Resistenza, che durante la guerra aveva salvato diverse famiglie ebree dai rastrellamenti fascisti, riuscì a far completare la ricostruzione in sei mesi, un’opera che si riteneva avrebbe richiesto almeno due anni.

E gli sfollati? Furono accolti in tante regioni italiane. Molti si stabilirono nel triangolo tra Milano, Torino e Genova. Arrivavano senza più niente. Molti a piedi nudi, con i bambini per mano, possedevano solo quello che avevano addosso.

Molti mantennero fieramente la loro identità e la loro lingua. Conoscevo personalmente signore venete, trasferitesi ormai da oltre 40 anni in Lombardia e che parlavano ancora soltanto il loro dialetto.

Ecco perché no.

Ma davvero il Veneto di oggi ha dimenticato tutto questo? Hanno dimenticato che quando erano disperati il resto del paese li ha tirati fuori dal fango? Oggi che capita che i poveri non siamo più noi, allora basta solidarietà, guardiamo solo in casa nostra, questo il ragionamento che fanno? Sembra di si.

E domani? Forse un Veneto indipendente? Uno staterello chiuso e insignificante che i potentati economici potrebbero mangiarsi in un sol boccone. Il contrario dell’Europa Unita, ragionevolmente l’unico modo che avrà la civiltà occidentale per non essere comprata dall’economia selvaggia della Cina o dell’America.

Purtroppo dimenticare il passato prepara gli incubi del futuro.

domenica 27 agosto 2017

L’invasione


Mentre la ggente inveisce contro i poveracci che cercano di entrare in Europa, qualcuno, molto in alto, ride. Sghignazza proprio, mentre stappa un’altra bottiglia di Krug.

Eh sì, perché ci siete cascati ancora. Ancora una volta la ggente si è fatta abbindolare, e alla grande. Prima vi hanno venduto una casa a prezzi assurdi, che impiegherete tutta la vita a pagare.

 Poi vi hanno fatto comprare un telefono da seicento euro, che non vi potevate permettere. Miliardi di persone che spendono i soldi che non hanno ancora guadagnato. Pop, parte il tappo dello champagne.

Adesso un’altra arma di distrazione di massa è stata azionata.

Vi fanno credere che il problema principale del mondo occidentale sono i disgraziati sui barconi, oppure l’islam con le sue regole retrograde. E voi, ggente, a sbraitare davanti alla tivvù e sui social network, a farvi venire le vene del collo grosse mentre ve la prendete con i più sfigati. Intanto, qualcun altro vi porta via tutti i soldi che avete.

L’invasione c’è, ma non è quella che credete voi. E’ l’invasione dei soldi.

Non li danno a noi, non preoccupatevi. Li danno ai nostri super-ricchi e li utilizzano per controllare la nostra economia.

Mentre vi baloccate a aggredire e insultare i diseredati, due fenomeni accadono indisturbati. Il primo è che, al di sopra delle vostre teste, la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Il secondo è che paesi stranieri ricchi e non democratici sfruttano il mercato liberalizzato per controllare i nostri paesi attraverso l’economia.

La distribuzione della ricchezza nei paesi occidentali ricchi, di cui fa parte l’Italia, è cambiata dopo gli anni del reaganismo. La liberalizzazione estrema in economia ha arricchito i ricchi a spese nostre, ovvero del ceto medio; e questo processo è ancora in atto adesso. Fanno passare i diritti per dei lussi, e gli stipendi se ne vanno per pagare affitto o mutuo. E’ successo in tutto l’occidente. Anche in Italia: la disuguaglianza era diminuita dopo la riforma fiscale del ’74, ma poi negli anni ’80 ci siamo allineati con il reaganismo, dopodichè siamo passati all’economia globale. Oggi la classe media viene spolpata a favore dei più ricchi, e voi non ve ne accorgete; voi guardate gli sbarchi in televisione. Pensate che siano quei poveracci a portarvi via qualcosa. Pop, parte un altro tappo di champagne.

La ChemChina è una azienda statale cinese. Si è comprata la quota di maggioranza della Pirelli. Lo stato della Cina Popolare adesso controlla una azienda italiana leader in un settore di alta tecnologia. Ah, e si sono comprati anche la svizzera Syngenta, colosso della chimica, staccando un assegno da oltre 40 miliardi di dollari. Non sono solo i cinesi. Anche Putin lo farebbe, se avesse i soldi, ma non li ha.

Quindi, mentre il nostro governo non può fare una cosa del genere altrimenti sarebbe o un aiuto di stato o una nazionalizzazione (bestemmia!), secondo l’allegro e liberissimo mercato, se i soldoni vengono dal governo cinese allora va bene. Pecunia non olet. 

Ma la geopolitica? I grandi esperti economici? Va tutto bene, quando un paese straniero, non democratico, si compra la nostra economia e potenzialmente ci può controllare tramite questa?

Per loro tutto bene. Hanno visto i soldi e non capiscono più niente.

Certo, se noi avessimo una Unione Europea politicamente forte, a cui venga trasferita sovranità, il ministro economico dell’Europa, a capo dell’economia più grande al mondo potrebbe metterli tutti in riga. Ma no, invece no, anzi, voi vi scagliate contro l’Europa, perché non fa quello che i governi nazionali non le permettono di fare. Pop!

E sapete quale è la fregatura principale? Che non c’è nemmeno un complotto. Non esiste la Spectre che si riunisce per decidere come sottomettere l’umanità. Quelli che stanno erodendo la democrazia, mangiandosela insieme ai soldi, non si conoscono nemmeno. Quello che vediamo è il risultato della somma della piccola, individuale ingordigia di ognuno di questi. Abbiamo un sistema a cui abbiamo tolto tutti i freni e che corre in discesa a velocità crescente. I ricconi sono alla guida, ubriachi. E voi, passeggeri inermi, urlate insulti ai poveracci stipati nel bagagliaio.

domenica 20 agosto 2017

Il mitico buonismo e gli Stronzi veri


Il mondo è complicato. A molti la complessità dà fastidio, costringe a pensare e fa venire il mal di testa. E cosa fai quando una cosa ti dà fastidio? Cerchi di eliminarla.

Eliminare la complicazione però...è complicato. Solo i grandi scienziati sono riusciti a leggere tra le complesse righe della natura le semplici e logiche note delle leggi fisiche: spesso lineari ed eleganti, sottendono fenomeni altrimenti incomprensibili: la chimica, la geologia, il moto degli astri (con quello veramente siamo ancora un po' in difficoltà).

Invece noi comuni mortali come facciamo a gestire la complessità? Beh, cerchiamo di circoscriverla e di approssimare. Se un soggetto è troppo grande per comprenderlo proviamo a suddividerlo in pezzi più piccoli e comprensibili. Alcuni ci risulteranno chiari, e li esploriamo fino a quando non siamo in grado di orientarci bene. Altri magari restano confusi, sullo sfondo, non li penetriamo ma teniamo presente che sono lì, che non possono essere ignorati. Così procede la conoscenza, progressivamente, a fatica, ma funziona.

E gli Stronzi? Gli Stronzi non fanno così. Gli Stronzi si inventano i buonisti. Gli stronzi hanno già deciso, e quindi non perdono tempo a imparare. Loro hanno le palle, loro sanno come si fa, e non hanno tempo da perdere con il noioso processo dell’apprendimento. Quindi chi cerca di usare il cervello, di capire ogni volta, è una femminuccia o meglio, un buonista.

Una definizione precisa di buonista non esiste, dato che il termine viene adattato alla bisogna dallo Stronzo di turno. Però ci provo: ecco, questa potrebbe essere la definizione adatta:

“buonista è colui che, nel momento in cui qualcuno esprime un’opinione o compie un gesto genericamente ostile o insultante, in maniera immotivata, illogica e non rispettosa della realtà dei fatti nei confronti di qualcun altro, non è d’accordo, e lo dichiara.”

Il buonismo, secondo gli Stronzi, ha anche proprietà transitive: ovvero se io non sono d’accordo sul chiamare le persone con la pelle nera “cioccolatini”, allora, nella disonesta semplificazione dello Stronzo, io automaticamente sono a favore dello sbarco continuo e incontrollato di milioni di persone, della loro sistemazione in resort di lusso, e di tutti gli altri stereotipi di questo genere, compresa la rimozione dei crocifissi (caso particolare, dato che in effetti io i crocifissi nei luoghi pubblici non li metterei)  e l’aumento costante dello stipendio di Fabio Fazio e dei parenti immaginari di Laura Boldrini.

Beh, capita invece che molti di quelli che si beccano regolarmente del buonista non siano così. Innanzitutto perché sono tutti diversi. E quindi su ogni argomento si fanno un’idea propria, indipendentemente da quello che dice qualche personaggio televisivo o leader politico più o meno simpatico. Non ci credete. Eh lo so: perché siete Stronzi.

Secondariamente perché voi conoscete poco la lingua italiana, o quantomeno la usate male, tanto, che ve ne frega a voi. E quindi “buono” e “buonista” per voi è la stessa cosa. Bzzzzzzz. Sbagliato. Leggete il dizionario. Anche “per bene” e “perbenista” per voi è uguale. Bzzzzzz. Sbagliato ancora. Ma ci fate o ci siete?

Poi non vi rendete conto, e forse questo è il vostro più grosso e pericoloso errore, che quelli che voi chiamate sprezzantemente buonisti, non sono così passivi come possono sembrare. I vostri “buonisti” hanno cambiato il mondo difendendo e conquistando i diritti DEGLI ALTRI, rischiando la propria pelle, e qualche volta lasciandocela. E quando è stato necessario, hanno appeso dittatori per i piedi (cit. @CiccioRatti). Quindi è meglio che state attenti.

Ci sarebbe molto da dire anche sugli Stronzi, ma qualcuno lo ha già fatto prima e meglio di me. Trovate un’ottima definizione qui:


A questo link, Vito Tartamella, che non conosco ma ringrazio, spiega bene cosa essi sono. In particolare Tartamella utilizza una definizione di Aaron James che dice che lo Stronzo “rifiuta di considerare gli altri come eguali dal punto di vista morale”. E quindi tira dritto per la sua strada ignorando gli altri. Ma non preoccupatevi cari Stronzi, non vi riconoscerete, dato che mentite anche a voi stessi.

Infine, ormai dovrebbe essere chiaro, i buonisti, così come ve li siete inventati voi Stronzi, non esistono. Nella vostra fantasia servono per giustificare le vostre meschinità, i doppi standard secondo cui voi avete tutti i diritti e gli altri devono stare muti. I buonisti ve li siete inventati e avete deciso di crederci così come credete alle fandonie del web, incapaci come siete di riconoscere le balle, dato che vi confermano nei vostri pregiudizi. I buonisti sono una delle distorsioni della realtà che servono per fare funzionare le vostre logiche malate.

Invece esistete voi, e noi normali tolleriamo la vostra esistenza. Ringraziateci.