Uso questo blog per pensare. Lo uso per arrabbiarmi per le cose non giuste. Lo uso per condividere il mio pensiero con chi voglia farlo. Non ho altro che abbia senso mettere in comune. Gionata

giovedì 18 maggio 2017

non c'è posto al mondo per i Trump


Da quando è stato eletto Presidente degli Stati Uniti, non ho mai scritto una riga su Donald Trump. Lo faccio solo ora, per due motivi: primo perché ne hanno scritto tutti e in tutte le salse per cui non mi sembrava di potere aggiungere un contributo originale. Secondo perché mi fa schifo. Donald Trump mi fa schifo. Quando compare nelle news lo evito: giro canale, volto pagina, faccio scorrere il newsfeed. Leggo il titolo al volo, che mi conferma inevitabilmente di che razza di capo ci ritroviamo, e passo oltre.

Non avrei mai pensato che nel corso della mia vita avrei visto la prima potenza del mondo nelle mani di una persona così inadatta, né che la gente fosse così istupidita e passiva da votarlo.

Non è nemmeno un tipo particolarmente originale. Se ne trovano a mazzi, specie tra i ricchi e potenti. Io ho anche lavorato per gente così. Arroganti e maleducati, scollegati dalla realtà, anzi, essi tentano di imporre agli altri una realtà alternativa, la loro, che non esiste e non funziona. Io ho resistito per anni, poi me ne sono andato.

La gente come Trump si irrita massimamente quando qualcuno li mette di fronte alle loro contraddizioni, fa cadere il loro castello di carte. Non lo accettano, rifiutano violentemente il reale. E, se possono, se la persona che non dice sempre di sì lavora per loro, la licenziano.

Le nostre mamme ci hanno messo in guardia contro gente così. I bambini che a scuola si vantano se hanno una merendina più golosa della tua, e poi vanno a piangere dalla maestra se gliela spiaccichi sul muso. Il vicino di casa che posteggia sempre sul marciapiede perché vuole che tutti vedano che ha un’auto grossa. Il passeggero in aereo che fa commenti fascistoidi ad alta voce come se stesse declamando delle ovvietà.

Il problema è che poi, da adulti, smettiamo di schiacciargli la merendina sul muso. Perché noi normali ci ricordiamo cosa ci ha insegnato la mamma. Perché commettiamo l’errore di sentirci superiori e riteniamo che il compatimento sia una pena sufficiente per il disturbatore. Non è così. Quello non è in grado di recepire, è un treno che va solo in una direzione, fuori. Espelle, urla, secerne, è sempre soggetto attivo. E quindi con questa gente dobbiamo fare violenza prima a noi stessi, e poi, moderatamente, a loro.

Di solito funziona. Di solito affrontare questi palloni gonfiati li fa rimpicciolire. Smettono di fare i gradassi, almeno nei confronti di chi gli resiste (quando non lo possono licenziare).

Non so come si possa chiamare questa forma di cittadinanza attiva, pre-politica, che non si risolve nel voto. Il voto a un politico o a un altro è solo la conseguenza di una serie di decisioni prese, ma il fatto di resistere agli stronzi tutti i giorni nella vita quotidiana è molto più importante perché in qualche modo forgia, seleziona quelli che andremo a votare. Se i nostri rappresentanti sanno che siamo attenti, svegli e non accettiamo prepotenze o prevaricazioni, staranno più attenti a come si comportano.

Non c’è bisogno di armarsi o di fare del male a qualcuno. Semplicemente non bisogna stare zitti. Avete provato a lamentarvi quando qualcuno, nel silenzio di un ufficio delle poste, prova a saltare la coda? Subito dietro di voi parte un’ondata di sdegno, il tagliatore di code vacilla, viene scosso, rinuncia. Se applichiamo questo principio a situazioni meno ovvie, abbiamo fatto un favore alla civiltà. Io non sopporto il termine “tolleranza zero” perché di solito chi lo pronuncia ha smesso di ragionare da un pezzo. Ma ai prepotenti o gli arroganti non si può concedere nemmeno un centimetro. Che passino giornate orribili circondate da cittadini per bene che non gli permettono di sgarrare, Poi si sfoghino a casa con qualche videogame o mangiando a dismisura. Chissenefrega. La loro frustrazione è una condizione necessaria per avere un mondo migliore.