Uso questo blog per pensare. Lo uso per arrabbiarmi per le cose non giuste. Lo uso per condividere il mio pensiero con chi voglia farlo. Non ho altro che abbia senso mettere in comune. Gionata

sabato 7 aprile 2012

E' tutto vero. la CO2 fa male.

3 notizie a proposito del riscaldamento globale.
Prima notizia: il 2011 é stato l'anno piú caldo da quando esistono misurazioni della temperatura. Al secondo posto, a pari merito, ci sono il 2010 e il 2005.
Seconda notizia: un nuovo lavoro sulle carote di ghiaccio, non solo antartiche, ha dimostrato che gli aumenti di CO2 arrivano prima dei picchi di temperatura. Dimostrerebbe che c'é un rapporto di causa-effetto tra i gas serra e il riscaldamento, cosa fino a ieri messa in dubbio dagli "scettici" (spesso scettici a pagamento).
Terza notizia: da quando il Giappone ha spento le centrali nucleari, le sue emissioni di CO2 sono aumentate, dato che le centrali nucleari hanno emissioni molto basse.

Perché queste tre notizie sono importanti? Perché dimostrano che i cosiddetti scettici hanno torto, il riscaldamento globale esiste, é causato dai gas serra, che sono emessi dall'attività umana che brucia combustibili fossili. Questo é fuori discussione. Ma gli scettici servono sempre. Furono loro a far notare che precedenti studi sulle carote di ghiaccio non chiarivano veramente questo rapporto di causa-effetto, spingendo gli scienziati a nuove scoperte. La scienza funziona cosí, sempre sia lodata.
La terza notizia, fuori dal coro, dice qualcosa che già sapevamo: durante il funzionamento regolare, le centrali nucleari emettono poca CO2 e producono moltissima energia. Questo non é mai stato in discussione, perché é un fatto. Il rifiuto di usare questa forma di energia non é legato alle possibili emissioni di CO2 o alla sua efficienza, ambedue molto buone, ma al fatto che, se qualcosa va storto, tocca chiudere e abbandonare un pezzo del proprio paese, magari una regione intera.
Peró questa notizia ci ricorda che se vogliamo diminuire la CO2 da subito, il modo piú veloce é aumentare la produzione di energia dalle centrali nucleari esistenti, dato che le rinnovabili non sono in grado, oggi, di rimpiazzare petrolio, gas e carbone. Cominciamo allora a fare i conti. Cominciamo a parlare di progetti, numeri, soldi, per capire se e come é possibile sostenere le nostre attività con le energie rinnovabili.
Quante pale? Quanti metri quadri di pannelli? Quanti specchi parabolici? Dove? 
Fino a quel momento, in cui quantifichiamo il problema, quando si parla di solare, eolico e altro, si parla per lo piú del sesso degli angeli.

giovedì 29 marzo 2012

Sorpresa, Monti non é di sinistra.

Tutti a lamentarsi di Monti noi di sinistra.
Forse ci siamo dimenticati chi era il Presidente del Consiglio fino a pochi mesi fa e dove stava andando a finire il Paese.
Inoltre, ogni tanto bisognerebbe fare i conti con la realtà e con l'aritmetica.
In questo parlamento la sinistra é in minoranza. Non puó governare. Quindi, crollato il peggiore governo dell'Italia repubblicana, ben venga una squadra di tecnici che perlomeno risistemi due conti e interrompa il malaffare che la corte dei miracoli di prima aveva intrecciato con la parte meno limpida di questo paese. 
E peró non sono di sinistra.
Allora basta, elezioni! 
Eh, bravo, elezioni. E intanto, chi governa? Mentre gli speculatori scommettono sulla bancarotta?
La realtà é che sostenere questo governo di tecnici, adesso, non ha alternative. Speriamo che lavorino come si deve, e chi vuole governare e fare cose di sinistra aspetti che abbiano finito e poi si organizzi per vincere le elezioni.
E inoltre non lamentiamoci di chi, al govermo, cerca soluzioni a problemi concreti. Quando ci é stata data la possibilità di farlo noi, non ne siamo stati capaci.

domenica 5 febbraio 2012

I Vogon sono tra noi

Ma a cosa serve la Lega, oggi?


Hanno abbandonato, nei fatti, tutta la loro spinta anti-Romana, arrivando al punto di difendere i super-stipendi dei parlamentari (non possiamo mica andare in giro come degli sciattoni, dicono i Leghisti de Roma). Quanto tempo e’ passato! Almeno Odoacre, re degli Eruli, prima di perdersi nei bordelli di Roma, l’aveva saccheggiata. Loro invece si sono limitati ad accomodarsi.
Non avendo cambiato nulla del paese inefficiente e corrotto di cui si lamentavano, venduta la verginitá al piú corrotto di tutti, adesso, in un delirio decadente, si sono rimessi a urlare “secessione” e a lamentarsi della politica dello stato centrale, quello stesso stato centrale che hanno tanto sapientemente amministrato in dieci anni, accompagnando l’Italia, compresa quella parte che loro amano chiamare “Padania” verso un declino farsesco.


In questo ruolo di opposizione arteriosclerotica, si rifanno vivi solamente ogni tanto, per guastare, per sabotare. Ne sia esempio il voto che rende i giudici personalmente responsabili delle proprie sentenze. Questo voto, che il governo troverá il modo di annullare, ma con dispendio di energie e di tempo che non abbiamo, questo voto dicevo, avrebbe, se messo in pratica, un solo risultato: di fronte all’eventualitá di dover pagare danni all’imputato, I GIUDICI ASSOLVEREBBERO SEMPRE I RICCHI E I POTENTI, ovvero coloro che possono permettersi avvocati difensori bravi ed aggressivi.
Solo l’ultima di una serie di iniziative contrarie al senso di giustizia di cui i leghisti sono stati fautori.


Io mi ricordo solo un altro gruppo di esseri che si comportava cosí: i Vogon.
Per chi non lo sapesse, i Vogon sono un popolo extraterrestre che, nel best-seller La Guida Galattica per Autostoppisti, di Douglas Adams, progetta un’autostrada spaziale, la cui costruzione prevede la distruzione della terra. L’autostrada in realtá non serve a nulla, ma i Vogon vivono per soddisfare un bisogno di ingiustizia e amano opprimere il prossimo con il peso della loro burocrazia cieca. E’ con la stessa cecitá che i dannosi leghisti si scagliano contro i giudici, rei come sempre di essere la categoria che ha per anni vessato il loro padrone (che non nomino, ne ho abbastanza) solo perché ogni tanto, diciamo ogni quindici secondi in media, viola le leggi dello stato, poverino. Poverini loro, veramente.

venerdì 30 dicembre 2011

Articolo 18 - chi difende?

Ho lavorato per dieci anni come dipendente di una ditta inglese, con un normale contratto inglese di dipendente a tempo indeterminato.
Per quanto riguarda la job security, ero protetto dalla legislazione inglese, che impedisce di discriminare un lavoratore in base a sesso, eta’, culto, razza, orientamento sessuale o opinioni politiche. Sacrosanto. Una specie di Articolo 18 senza giusta causa.
Infatti, ero licenziabile. Laddove l’azienda attraversasse periodi di contrazione del mercato, essa poteva riorganizzarsi scegliendo chi lasciare a casa. Oppure poteva lasciare a casa chi contravvenisse alle policies aziendali o si rendesse responsabile di negligenza grave o gettasse discredito sull’organizzazione. Abbiamo in effetti attraversato tali periodi, e in determinate circostanze l’azienda dovette licenziare. Nel farlo scelse di salvaguardare ove possibile i dipendenti con famiglia e quelli che venivano valutati migliori secondo un criterio di merito.
Questo regime ha permesso a quell’azienda, negli anni, di accompagnare gli alti e i bassi del mercato, dotandosi di volta in volta delle risorse umane necessarie. Nel fare questo, potè anche selezionare positivamente il proprio personale quando la selezione era necessaria. Il risultato fu una crescita costante dell’attivita’, con benefici per il personale e in generale dando lavoro a un crescente numero di persone.
Altrimenti, se avesse avuto paura di assumere per non farsi carico di oneri eccessivi, non sarebbe cresciuta. Sarebbe rimasta una piccola impresa come fanno tante delle nostre e, alla prima crisi, che nel settore petrolifero come in tutti gli altri arrivano regolarmente, avrebbe chiuso.
Oggi lavoro con un’azienda italiana che opera nel medesimo settore della precedente (servizi geologici nell’industria estrattiva). Anche qui ho un contratto di dipendente a tempo indeterminato.
Tuttavia, quando la mia attuale azienda ha dovuto ridimensionare l’attivita’ in Italia, per una contrazione del mercato causata da fattori esterni non controllabili, non ha potuto fare alcun discrimine di merito nel licenziare il personale. L’articolo 18 proteggeva tutti coloro che avevano un contratto a tempo indeterminato. Tra questi c’erano e ci sono tuttora alcuni degli elementi piu’ validi dell’azienda, per capacita’, conoscenze, esperienza e dedizione. Ci sono altri, invece, di cui l’azienda potrebbe fare a meno: chi non si aggiorna da anni, chi rifiuta mansioni o non si presenta al lavoro, esibendo certificati di depressione quantomeno dubbi. Chi fa causa all’azienda in modo strumentale, continuando a percepire uno stipendio, chi denigra l’azienda davanti ai clienti, creando un indubbio danno d’immagine.  
Loro sono al sicuro. In compenso, molti assunti degli ultimi tre anni, sono stati lasciati a casa. Alcuni erano bravi. Alcuni erano brillanti. Non hanno avuto una chance. Ho consigliato a chi di loro sapeva l’inglese di tentare sul mercato internazionale e qualcuno l’ha fatto. Ma di continuare a lavorare con noi non c’e’ stato verso. Il sistema era chiuso, per proteggere chi ha acquisito per sempre il diritto “al posto di lavoro”. Secondo me ci sono alcuni sani principi che l’articolo 18 dovrebbe rispettare:
-          nessuno dovrebbe essere “intoccabile”
-          un’azienda deve poter scegliere e favorire chi e’ piu’ bravo a lavorare
-          la giusta causa deve essere giusta per tutti.
La mia azienda prospera, grazie all’attivita’ internazionale, ma i benefici per il personale e i posti di lavoro in Italia aumenterebbero se non ci fosse una difesa cosi’ rigida dei dipendenti che salvaguarda i non meritevoli e chiude le porte in faccia ai giovani capaci.
Naturalmente il licenziamento ha un costo sociale ma io penso che ci siano modi per coprirlo: innanzitutto nei paesi europei dove e’ piu’ facile licenziare, e’ anche piu’ facile assumere. Il che vuole dire che perso un lavoro e’ piu’ facile che in Italia trovarne un altro. Inoltre, in tempi di crisi, una tassa patrimoniale potrebbe essere indirizzata proprio a coprire un sussidio di disoccupazione distribuito con regole chiare e trasparenti.
Non si tratta di inventare niente, basta guardare ai nostri partner europei, che prima della crisi, avevano un tasso di crescita migliore del nostro, mentre la nostra economia era gia’ in coma da anni.

domenica 13 novembre 2011

Dimentichiamolo subito

Non ho voglia di festeggiare.
Credo che dovrei. Uno dei peggiori uomini politici dell’etá repubblicana ha appena lasciato il governo del paese, molto probabilmente per l’ultima volta.
Ma non è stato cacciato dagli Italiani. Niente affatto. Milioni di pecoroni l’hanno votato stolidamente per diciassette anni, riuscendo a farlo eleggere Primo Ministro ben tre volte. Tre volte. Una può essere una svista, ma tre, tre vuole dire che ti piace prenderlo in quel posto. No, gli Italiani se lo sono tenuto fino all’ultimo il Berlusca.

domenica 30 ottobre 2011

Nove su settantadue

Un articolo uscito oggi sul sito web del New York Times che potete leggere qui parla del destino dei lavoratori immigrati in Libia, che oggi, dopo la guerra e la distruzione, non hanno più nulla, nemmeno il lavoro sottopagato per cui avevano attraversato il deserto per arrivare alla ricca (ai loro occhi) Libia.
Dato che ognuno di noi è il terrone di un altro, loro erano i terroni di Gheddafi. Il colonnello tra le altre cose aveva fatto un accordo con il governo italiano: in cambio di circa 2 miliardi di dollari che l’Italia gli versava come “risarcimenti di guerra”, egli si impegnava a controllare il flusso di immigranti che dal centro-Africa giungevano verso il ventre molle d’Europa. Perfetto, dato che il regime libico da tempo controllava i flussi, proprio allo scopo di ricattare l’Italia e l’Europa. Si trattava, per lui, semplicemente di incarcerarne qualche migliaio in più, invece di spedirli a forza su barconi malmessi, e mandarli a lastricare di cadaveri il fondo del Mediterraneo.

domenica 19 giugno 2011

L'Italia ripudia la guerra?

Art. 11 della Costituzione Repubblicana:

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

A un certo punto dovremo metterci d'accordo su cosa vuole dire questo articolo della Costituzione.

Non conosco molte persone che si definirebbero "guerrafondaie" o che cantano le lodi della guerra. Molti amici invece si dichiarano pacifisti, contrari a ogni forma di violenza. Io stesso, all'atto di rifiutare il servizio militare, mi dichiarai non-violento e dissi che ritenevo l'esistenza stessa degli eserciti come la principale minaccia alla pace universale.
Ho cambiato idea? Non lo so. Di sicuro é cambiato il mondo.