Uso questo blog per pensare. Lo uso per arrabbiarmi per le cose non giuste. Lo uso per condividere il mio pensiero con chi voglia farlo. Non ho altro che abbia senso mettere in comune. Gionata

domenica 27 agosto 2017

L’invasione


Mentre la ggente inveisce contro i poveracci che cercano di entrare in Europa, qualcuno, molto in alto, ride. Sghignazza proprio, mentre stappa un’altra bottiglia di Krug.

Eh sì, perché ci siete cascati ancora. Ancora una volta la ggente si è fatta abbindolare, e alla grande. Prima vi hanno venduto una casa a prezzi assurdi, che impiegherete tutta la vita a pagare.

 Poi vi hanno fatto comprare un telefono da seicento euro, che non vi potevate permettere. Miliardi di persone che spendono i soldi che non hanno ancora guadagnato. Pop, parte il tappo dello champagne.

Adesso un’altra arma di distrazione di massa è stata azionata.

Vi fanno credere che il problema principale del mondo occidentale sono i disgraziati sui barconi, oppure l’islam con le sue regole retrograde. E voi, ggente, a sbraitare davanti alla tivvù e sui social network, a farvi venire le vene del collo grosse mentre ve la prendete con i più sfigati. Intanto, qualcun altro vi porta via tutti i soldi che avete.

L’invasione c’è, ma non è quella che credete voi. E’ l’invasione dei soldi.

Non li danno a noi, non preoccupatevi. Li danno ai nostri super-ricchi e li utilizzano per controllare la nostra economia.

Mentre vi baloccate a aggredire e insultare i diseredati, due fenomeni accadono indisturbati. Il primo è che, al di sopra delle vostre teste, la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Il secondo è che paesi stranieri ricchi e non democratici sfruttano il mercato liberalizzato per controllare i nostri paesi attraverso l’economia.

La distribuzione della ricchezza nei paesi occidentali ricchi, di cui fa parte l’Italia, è cambiata dopo gli anni del reaganismo. La liberalizzazione estrema in economia ha arricchito i ricchi a spese nostre, ovvero del ceto medio; e questo processo è ancora in atto adesso. Fanno passare i diritti per dei lussi, e gli stipendi se ne vanno per pagare affitto o mutuo. E’ successo in tutto l’occidente. Anche in Italia: la disuguaglianza era diminuita dopo la riforma fiscale del ’74, ma poi negli anni ’80 ci siamo allineati con il reaganismo, dopodichè siamo passati all’economia globale. Oggi la classe media viene spolpata a favore dei più ricchi, e voi non ve ne accorgete; voi guardate gli sbarchi in televisione. Pensate che siano quei poveracci a portarvi via qualcosa. Pop, parte un altro tappo di champagne.

La ChemChina è una azienda statale cinese. Si è comprata la quota di maggioranza della Pirelli. Lo stato della Cina Popolare adesso controlla una azienda italiana leader in un settore di alta tecnologia. Ah, e si sono comprati anche la svizzera Syngenta, colosso della chimica, staccando un assegno da oltre 40 miliardi di dollari. Non sono solo i cinesi. Anche Putin lo farebbe, se avesse i soldi, ma non li ha.

Quindi, mentre il nostro governo non può fare una cosa del genere altrimenti sarebbe o un aiuto di stato o una nazionalizzazione (bestemmia!), secondo l’allegro e liberissimo mercato, se i soldoni vengono dal governo cinese allora va bene. Pecunia non olet. 

Ma la geopolitica? I grandi esperti economici? Va tutto bene, quando un paese straniero, non democratico, si compra la nostra economia e potenzialmente ci può controllare tramite questa?

Per loro tutto bene. Hanno visto i soldi e non capiscono più niente.

Certo, se noi avessimo una Unione Europea politicamente forte, a cui venga trasferita sovranità, il ministro economico dell’Europa, a capo dell’economia più grande al mondo potrebbe metterli tutti in riga. Ma no, invece no, anzi, voi vi scagliate contro l’Europa, perché non fa quello che i governi nazionali non le permettono di fare. Pop!

E sapete quale è la fregatura principale? Che non c’è nemmeno un complotto. Non esiste la Spectre che si riunisce per decidere come sottomettere l’umanità. Quelli che stanno erodendo la democrazia, mangiandosela insieme ai soldi, non si conoscono nemmeno. Quello che vediamo è il risultato della somma della piccola, individuale ingordigia di ognuno di questi. Abbiamo un sistema a cui abbiamo tolto tutti i freni e che corre in discesa a velocità crescente. I ricconi sono alla guida, ubriachi. E voi, passeggeri inermi, urlate insulti ai poveracci stipati nel bagagliaio.

sabato 19 agosto 2017

Il mitico buonismo e gli Stronzi veri


Il mondo è complicato. A molti la complessità dà fastidio, costringe a pensare e fa venire il mal di testa. E cosa fai quando una cosa ti dà fastidio? Cerchi di eliminarla.

Eliminare la complicazione però...è complicato. Solo i grandi scienziati sono riusciti a leggere tra le complesse righe della natura le semplici e logiche note delle leggi fisiche: spesso lineari ed eleganti, sottendono fenomeni altrimenti incomprensibili: la chimica, la geologia, il moto degli astri (con quello veramente siamo ancora un po' in difficoltà).

Invece noi comuni mortali come facciamo a gestire la complessità? Beh, cerchiamo di circoscriverla e di approssimare. Se un soggetto è troppo grande per comprenderlo proviamo a suddividerlo in pezzi più piccoli e comprensibili. Alcuni ci risulteranno chiari, e li esploriamo fino a quando non siamo in grado di orientarci bene. Altri magari restano confusi, sullo sfondo, non li penetriamo ma teniamo presente che sono lì, che non possono essere ignorati. Così procede la conoscenza, progressivamente, a fatica, ma funziona.

E gli Stronzi? Gli Stronzi non fanno così. Gli Stronzi si inventano i buonisti. Gli stronzi hanno già deciso, e quindi non perdono tempo a imparare. Loro hanno le palle, loro sanno come si fa, e non hanno tempo da perdere con il noioso processo dell’apprendimento. Quindi chi cerca di usare il cervello, di capire ogni volta, è una femminuccia o meglio, un buonista.

Una definizione precisa di buonista non esiste, dato che il termine viene adattato alla bisogna dallo Stronzo di turno. Però ci provo: ecco, questa potrebbe essere la definizione adatta:

“buonista è colui che, nel momento in cui qualcuno esprime un’opinione o compie un gesto genericamente ostile o insultante, in maniera immotivata, illogica e non rispettosa della realtà dei fatti nei confronti di qualcun altro, non è d’accordo, e lo dichiara.”

Il buonismo, secondo gli Stronzi, ha anche proprietà transitive: ovvero se io non sono d’accordo sul chiamare le persone con la pelle nera “cioccolatini”, allora, nella disonesta semplificazione dello Stronzo, io automaticamente sono a favore dello sbarco continuo e incontrollato di milioni di persone, della loro sistemazione in resort di lusso, e di tutti gli altri stereotipi di questo genere, compresa la rimozione dei crocifissi (caso particolare, dato che in effetti io i crocifissi nei luoghi pubblici non li metterei)  e l’aumento costante dello stipendio di Fabio Fazio e dei parenti immaginari di Laura Boldrini.

Beh, capita invece che molti di quelli che si beccano regolarmente del buonista non siano così. Innanzitutto perché sono tutti diversi. E quindi su ogni argomento si fanno un’idea propria, indipendentemente da quello che dice qualche personaggio televisivo o leader politico più o meno simpatico. Non ci credete. Eh lo so: perché siete Stronzi.

Secondariamente perché voi conoscete poco la lingua italiana, o quantomeno la usate male, tanto, che ve ne frega a voi. E quindi “buono” e “buonista” per voi è la stessa cosa. Bzzzzzzz. Sbagliato. Leggete il dizionario. Anche “per bene” e “perbenista” per voi è uguale. Bzzzzzz. Sbagliato ancora. Ma ci fate o ci siete?

Poi non vi rendete conto, e forse questo è il vostro più grosso e pericoloso errore, che quelli che voi chiamate sprezzantemente buonisti, non sono così passivi come possono sembrare. I vostri “buonisti” hanno cambiato il mondo difendendo e conquistando i diritti DEGLI ALTRI, rischiando la propria pelle, e qualche volta lasciandocela. E quando è stato necessario, hanno appeso dittatori per i piedi (cit. @CiccioRatti). Quindi è meglio che state attenti.

Ci sarebbe molto da dire anche sugli Stronzi, ma qualcuno lo ha già fatto prima e meglio di me. Trovate un’ottima definizione qui:


A questo link, Vito Tartamella, che non conosco ma ringrazio, spiega bene cosa essi sono. In particolare Tartamella utilizza una definizione di Aaron James che dice che lo Stronzo “rifiuta di considerare gli altri come eguali dal punto di vista morale”. E quindi tira dritto per la sua strada ignorando gli altri. Ma non preoccupatevi cari Stronzi, non vi riconoscerete, dato che mentite anche a voi stessi.

Infine, ormai dovrebbe essere chiaro, i buonisti, così come ve li siete inventati voi Stronzi, non esistono. Nella vostra fantasia servono per giustificare le vostre meschinità, i doppi standard secondo cui voi avete tutti i diritti e gli altri devono stare muti. I buonisti ve li siete inventati e avete deciso di crederci così come credete alle fandonie del web, incapaci come siete di riconoscere le balle, dato che vi confermano nei vostri pregiudizi. I buonisti sono una delle distorsioni della realtà che servono per fare funzionare le vostre logiche malate.

Invece esistete voi, e noi normali tolleriamo la vostra esistenza. Ringraziateci.

lunedì 7 agosto 2017

Presidenti Bastardi

Guardate questi tizi. Fanno uno più schifo dell’altro. Uno si vanta di avere ammazzato delle persone. Un altro ritiene che il proprio popolo di presunti cristiani possa decidere il numero di musulmani che abitano nel suo paese. Questo vuole buttare 22 milioni di famiglie sul lastrico, in modo da abbassare le tasse ai super-ricchi. Quello vuole cambiare le leggi per rimanere al potere per sempre. Poi uno si fa fotografare mentre mitraglia e lancia coltelli, mentre un altro vuole imbavagliare la corte suprema del suo paese. E infine c’è quello che mette in galera i giornalisti e licenzia i docenti che sono contro di lui.
Sono Presidenti Bastardi e hanno una cosa in comune: sono stati tutti regolarmente eletti.
In quasi tutti i casi (fatta eccezione per Maduro), enti internazionali hanno certificato la validità delle loro elezioni. Ovvero i loro concittadini li hanno voluti al potere. Magari solo una maggioranza relativa, o magari neanche quella, come nel caso di Trump che è presidente solo perché i collegi elettorali erano divisi in un modo che gli è risultato favorevole, dato che la Clinton aveva preso più voti di lui. Però la loro ascesa al potere è avvenuta all’interno delle regole democratiche dei loro paesi.
In tutti questi casi la gente aveva la possibilità di rimandarli a casa loro a calci nel culo, bastava non votarli. E invece no: milioni di persone hanno pensato: ecco una persona con un ego enorme, arrogante, che non ha rispetto per gli altri, e che chiaramente non intende fare il bene del suo paese, ma solo della propria parte e di sé stesso (perché lo dichiarano!). Votiamo lui.
Da dove viene questo bisogno di mettersi nelle mani di un bastardo? Scarsa alternativa? Ma come, hai poca alternativa e allora scegli il peggiore? Come diceva un comico qualche mese fa, se il menù offre poco, non è una buona ragione per scegliere lo shit sandwich.
Forse essere bastardi è una specie di simulacro della forza e la gente si confonde e quindi vota per questi bastardi pensando di mettersi in mano a un “uomo forte” in tempi di crisi? Forse. Però oggettivamente anche così i conti non tornano. Gli USA non sono in condizioni disperate, anzi, otto anni di amministrazioni Obama li hanno risollevati economicamente e anche a livello internazionale. L’Ungheria e la Polonia sono forse quelli in condizioni migliori tra i paesi dell’Europa orientale. Eppure hanno scelto questi personaggi, tracotanti, che si atteggiano come i duri dei cartoni animati, bastardi di carta, per me.
Adesso però mi viene in mente che hanno in comune anche un’altra cosa, tutti questi Presidenti Bastardi: il costante richiamo al nazionalismo. Che ci sta: insomma, se ti presenti come un condottiero valoroso e battagliero, ci vuole qualcuno da combattere. Ci vuole un Noi e un Loro. E il nazionalismo è il modo più rapido di creare queste categorie.
Puttanate, direte voi. Nessuno crederebbe a stronzate del genere, lo sanno tutti che il nazionalismo è uno strumento che chi è al potere ha sempre usato per intortare i sudditi e che nello scorso secolo ha causato DUE GUERRE MONDIALI. Chi mai crederebbe a cazzate di questo tipo? Eh, il vostro vicino di casa, probabilmente. Voi proverete a spiegargli che non deve farsi prendere in giro, e scoprirete che ormai ha già abboccato. E ripete gli slogan e le bufale e i falsi ragionamenti della macchina della propaganda senza più farsi domande. Perché è più comodo se qualcuno pensa al tuo posto.
E allora? Come si aggiusta la democrazia? Si può prevenire il fatto che i Presidenti Bastardi vengano eletti? Perché fino a una ventina di anni fa gente così sarebbe stata sommersa di risate e oggi invece governano?
Certo, l’istruzione, la cultura, i valori della democrazia che vanno insegnati, tutto quello che vogliamo. Ma questi concetti non sono difficili da capire, e la gente se ne frega e vota i bastardi lo stesso. Mentono, lo sa, e li vota lo stesso. E allora? Forse quello che molti non capiscono più è che tutto ciò che oggi abbiamo ci viene in gran parte dal fatto di avere avuto per lungo tempo un sistema democratico. Non ci sono paesi al mondo in cui esista un benessere diffuso che non siano anche democratici.
Molti, avendo vissuto sempre all’interno di questi sistemi, dànno per scontata la democrazia. Che cosa vuoi che cambi se un leader si fa la costituzione su misura, o accorpa i poteri dello stato, o si accanisce sui poveri? Domani lo cambiamo se non ci piace.
Certo, se ve lo permetteranno. Oppure no. Oppure vi sveglierete una mattina in un mondo lontano, in cui qualcun altro decide per voi. E cosa farete, a parte dare la colpa a qualcuno che non c’entra niente?
Spero che gli elettori di Presidenti Bastardi non ci facciano passare ancora attraverso quello che i nostri nonni hanno vissuto nel ventesimo secolo, quando molti di loro, che non avevano fatto niente di male, ci sono rimasti secchi.






lunedì 17 luglio 2017

Immigrazione, numeri contro preconcetti


Tutti hanno diritto alla propria opinione. Nessuno ha diritto ai propri fatti. Non esistono i fatti personali o alternativi. Chi li cerca, esce dalla realtà e entra o nell’illusione o nella menzogna, o tutte e due spesso.
Riguardo all'immigrazione, è bene fare ogni tanto un ripasso, un ""reality check".

Ecco alcuni fatti, sotto forma di numeri, misurati dall’UNHCR, l’alto commissariato dell’ONU per i rifugiati che ha il compito di contare i rifugiati di tutto il mondo. Dati aggiornati al 2016.

1)      Numero di rifugiati: l’Italia non è assolutamente uno dei paesi al mondo che ricevono più rifugiati. Non è nemmeno nei primi dieci posti. In testa c’è la Turchia (riceve milioni di profughi dalla Siria). Nella top ten l’unico paese Europeo è la Germania.

2)      Percentuale di rifugiati: l’Italia è tra gli ultimi paesi europei come percentuale di rifugiati. Abbiamo 2.4 rifugiati per mille abitanti. La Svezia ne ha ventitré. La Germania otto, per dire.

3)      Richieste di asilo: i rifugiati che sbarcano, per la maggioranza non vogliono venire in Italia. Sbarcano qui perché è più vicino. Poi quando fanno la richiesta, per il 90% chiedono di andare in altri paesi, dove probabilmente hanno amici o parenti o speranze.

4)      Buonismo: buonismo? Ogni 100 richieste di asilo in Italia, 60 vengono rifiutate tout-court. 35 ricevono solo un parziale assenso (non l’asilo ma accoglienza temporanea o condizionata) e solo 5 vengono accettate in pieno.

E’ vero però che in Italia queste cifre sono in aumento, rispetto a molti paesi europei, in quanto quelli più piccoli e fino ad oggi generosi si stanno saturando. Ma siamo sempre dietro.

Quindi, sembrerà strano, ma molti degli allarmismi che vengono diffusi da personaggi di dubbia credibilità sono balle spaziali. Si tratta solo di un modo di fare casino per spaventare la gente e trarne un vantaggio politico. Purtroppo spesso funziona, anche perché i media, sempre alla ricerca di notizie sensazionali, ammanniscono agli ignari telespettatori o lettori cazzate non verificate oppure focalizzano l’attenzione su un fatto isolato come se fosse il problema dell’anno (vi ricordate i cani che per un’estate hanno divorato migliaia di vecchiette?).

I social, a partire da Facebook, peggiorano le cose perché qui qualsiasi individuo può postare informazioni false o in malafede, contando sul fatto che molti di noi sono troppo pigri per controllare, specie se le falsità assomigliano ai preconcetti che ci siamo costruiti. Eh certo, qualcuno mi conferma che il mondo è come me lo immagino io, perché controllare?

Questa pigrizia la paghiamo cara e salata perché permettiamo a gente disonesta di prenderci in giro.
Questo vuole dire che va tutto bene? Certamente no. Ma vuole dire che chi urla al collasso del sistema e al disastro, mente.

Come dico sempre, non dovete credere a me, documentatevi, ma fatelo presso fonti credibili e non “boiachimolla.it” oppure “tuttialmuro.it”.
Gionata

giovedì 18 maggio 2017

non c'è posto al mondo per i Trump


Da quando è stato eletto Presidente degli Stati Uniti, non ho mai scritto una riga su Donald Trump. Lo faccio solo ora, per due motivi: primo perché ne hanno scritto tutti e in tutte le salse per cui non mi sembrava di potere aggiungere un contributo originale. Secondo perché mi fa schifo. Donald Trump mi fa schifo. Quando compare nelle news lo evito: giro canale, volto pagina, faccio scorrere il newsfeed. Leggo il titolo al volo, che mi conferma inevitabilmente di che razza di capo ci ritroviamo, e passo oltre.

Non avrei mai pensato che nel corso della mia vita avrei visto la prima potenza del mondo nelle mani di una persona così inadatta, né che la gente fosse così istupidita e passiva da votarlo.

Non è nemmeno un tipo particolarmente originale. Se ne trovano a mazzi, specie tra i ricchi e potenti. Io ho anche lavorato per gente così. Arroganti e maleducati, scollegati dalla realtà, anzi, essi tentano di imporre agli altri una realtà alternativa, la loro, che non esiste e non funziona. Io ho resistito per anni, poi me ne sono andato.

La gente come Trump si irrita massimamente quando qualcuno li mette di fronte alle loro contraddizioni, fa cadere il loro castello di carte. Non lo accettano, rifiutano violentemente il reale. E, se possono, se la persona che non dice sempre di sì lavora per loro, la licenziano.

Le nostre mamme ci hanno messo in guardia contro gente così. I bambini che a scuola si vantano se hanno una merendina più golosa della tua, e poi vanno a piangere dalla maestra se gliela spiaccichi sul muso. Il vicino di casa che posteggia sempre sul marciapiede perché vuole che tutti vedano che ha un’auto grossa. Il passeggero in aereo che fa commenti fascistoidi ad alta voce come se stesse declamando delle ovvietà.

Il problema è che poi, da adulti, smettiamo di schiacciargli la merendina sul muso. Perché noi normali ci ricordiamo cosa ci ha insegnato la mamma. Perché commettiamo l’errore di sentirci superiori e riteniamo che il compatimento sia una pena sufficiente per il disturbatore. Non è così. Quello non è in grado di recepire, è un treno che va solo in una direzione, fuori. Espelle, urla, secerne, è sempre soggetto attivo. E quindi con questa gente dobbiamo fare violenza prima a noi stessi, e poi, moderatamente, a loro.

Di solito funziona. Di solito affrontare questi palloni gonfiati li fa rimpicciolire. Smettono di fare i gradassi, almeno nei confronti di chi gli resiste (quando non lo possono licenziare).

Non so come si possa chiamare questa forma di cittadinanza attiva, pre-politica, che non si risolve nel voto. Il voto a un politico o a un altro è solo la conseguenza di una serie di decisioni prese, ma il fatto di resistere agli stronzi tutti i giorni nella vita quotidiana è molto più importante perché in qualche modo forgia, seleziona quelli che andremo a votare. Se i nostri rappresentanti sanno che siamo attenti, svegli e non accettiamo prepotenze o prevaricazioni, staranno più attenti a come si comportano.

Non c’è bisogno di armarsi o di fare del male a qualcuno. Semplicemente non bisogna stare zitti. Avete provato a lamentarvi quando qualcuno, nel silenzio di un ufficio delle poste, prova a saltare la coda? Subito dietro di voi parte un’ondata di sdegno, il tagliatore di code vacilla, viene scosso, rinuncia. Se applichiamo questo principio a situazioni meno ovvie, abbiamo fatto un favore alla civiltà. Io non sopporto il termine “tolleranza zero” perché di solito chi lo pronuncia ha smesso di ragionare da un pezzo. Ma ai prepotenti o gli arroganti non si può concedere nemmeno un centimetro. Che passino giornate orribili circondate da cittadini per bene che non gli permettono di sgarrare, Poi si sfoghino a casa con qualche videogame o mangiando a dismisura. Chissenefrega. La loro frustrazione è una condizione necessaria per avere un mondo migliore.

domenica 16 aprile 2017

I ciclisti salutano solo in salita

E i runner in discesa. E’ così. Ne ho avuto prova nuovamente anche oggi.
Sabato di Pasqua, sfuggo alle richieste muliebri relative a improbabili commissioni e acquisti di prodotti esotici (la paprika affumicata? E cosa te ne fai? Dove la vendono? Devo andare fino in Costarica per trovarla?) e vado a correre.
Correre in ambiente pedemontano non è come da noi, dove si sfreccia su piatte strade di terra battuta circondati da placide risaie e salutati da aironi e cicogne che si scostano con sonnolenza. Qui non ci sono tratti orizzontali; o si sale o si scende, e i sette chilometri che mi sono prefisso di percorrere sono come una serie di ripetute: per un tratto si muore, poi si risorge, poi si ri-muore, eccetera.
Ho modo di osservare quindi il comportamento dei ciclisti amatoriali che mi sfilano nei due sensi. E mi accorgo appunto di questo fenomeno. Il ciclista in salita saluta cordialmente l’atleta che corre, compagno di fatiche ginniche. In discesa invece sfreccia impassibile, ieratico, nascosto dietro occhiali da sole aerodinamici.
Il motivo è molto chiaro. I ciclisti sono gente semplice.
Quando pedalano in salita, spingendo rapporti medio-leggeri, non un mulinello da vergognarsi, diciamo una cosa onesta, hanno il tempo di guardarsi intorno, mentre con lo sguardo cercano la salvezza in cima al rilievo, la cresta oltre la quale la bici va da sola, vedono noi corridori venirgli incontro, con passo lungo e baldanzoso, riconoscono lo stesso sforzo, la stessa sopportazione della fatica che nobilita e libera endorfine che poi, dopo la corsa o la pedalata, ci aiuteranno a godere del riposo, dei dolorini, della sete di vini bianchi freschi.
E quindi salutano, fratelli nel sudore, e noi li salutiamo indietro, orgogliosi di fare parte della stessa schiatta, più lenti e più sudati: i fanti e la cavalleria dello stesso esercito.
Ma i ciclisti in discesa sono un’altra cosa. Essi vivono tutta la settimana aspettando di salire sulla loro bicicletta, bloccati da lavori e pendolarismo, cosicché quando finalmente montano su di essa, dopo rituale vestizione con maglietta impietosamente aderente, calzoncini a mappamondo, caschetto, si fanno tutt’uno con il mezzo, non distinguono più la propria capacità di spingere i pedali dall’abilità che hanno i cuscinetti delle ruote di trasmettere il movimento minimizzando l’attrito.
In discesa, la velocità li inebria; il solo fatto di rimanere in sella, senza essere disarcionati, con le due ruote che sfrecciano sull’asfalto, sfiorando un mondo che sfugge all’indietro, li trasforma in cosmonauti lanciati verso il futuro dell’umanità. E come possono tali creature semidivine abbassarsi a salutare un lento e sofferente essere che arranca su per la salita che egli sta sorvolando a velocità supersonica?
Noi che corriamo, invece, salutiamo in discesa, perché siamo in grado di farlo. In salita, tormentati da visioni mistiche, ripercorrendo le stazioni della via crucis, non sempre si riesce, mentre nel delirio ringraziamo Veronica che viene a detergerci il sudore, e scacciamo spugne imbevute di aceto.
Intanto, mentre i ciclisti lanciati in discesa non salutano, io, il lento e sofferente essere di cui sopra, ho stabilito in effetti un ritmo accettabile, che mi ha portato a superare la parte difficile del percorso mantenendo un passo onorevole. Poi ho affrontato l’ultima salita, già all’interno del paesino, sulle stradine di pietra che si inerpicano fino alla casa, qui dove se il ciclista vuole salire deve mettere piede a terra. Un passo dopo l’altro, senza cedere alla squallida volontà che mi dice: -dai molla, hai fatto abbastanza, l’ultimo pezzo ce lo facciamo al passo. Ci vai te al passo, ci vai. Ecco il muretto, ecco il cancello. Arrivo. Il mondo si ferma anche lui. Guardo l’orologio. Personal best. Vai.

mercoledì 22 marzo 2017

Scie Chimiche in Senato – aprite le finestre del cervello*!


E’ di questi giorni la notizia che presso il Senato (in una sala di pertinenza del Senato a due passi da Palazzo Madama) si è tenuto una specie di convegno su una cosa che si chiama “geoengineering” e che in realtà trattava di un argomento ormai piuttosto noto: le scie chimiche.

Molti ne avranno sentito parlare, dato che in Italia le cazzate hanno diffusione migliaia di volte più veloce e capillare della scienza. Comunque, nel caso non fosse chiaro a tutti, spieghiamo molto rapidamente che:

-          La teoria secondo cui le scie di condensazione visibili nell'atmosfera terrestre create dagli aerei non siano formate da vapore acqueo ma composte da agenti chimici o biologici, spruzzati in volo per mezzo di ipotetiche apparecchiature montate sui velivoli, per varie finalità è come la Corazzata Potèmkin: una cagata pazzesca.

-          Senza entrare nel dettaglio di cosa siano queste scie (andate su Wikipedia, fate un piccolo sforzo), restiamo nel campo della logica. Chi decide di inondarci di scie chimiche? Quale governo? O quali governi? E come fanno a mettersi d’accordo, che in Europa non riescono neanche a decidere dove mettere il parlamento (e infatti ne abbiamo due)?

-          Esiste un ordine mondiale segreto? E di quanta gente è composto, per controllare le emissioni degli aerei? E di tutti questi, mai una talpa o un pentito?

Delle stupidaggini che si sentono in giro questa è una delle più grottesche, a livello di quelli che dicono che lo sbarco sulla luna era un fake, più o meno. Naturalmente un sacco di webbmasters ormai diventati bufalovori ci va a nozze e linka e lika, e condivide come quel personaggio di Crozza. Credere a tutto, basta che non sia scienza, che è difficile e fa venire il mal di testa.

Sorprende che una cosa del genere trovi spazio in una sede istituzionale, ma invece è possibile dato che i gruppi parlamentari possono usare questa sala per i loro convegni. E quale gruppo parlamentare organizza un convegno così?

Il gruppo Grandi Autonomie e Libertà (GAL).

Eh?

Il gruppo Grandi Autonomie e Libertà (GAL).

Si, lo so. Nessuno ha votato per questo partito. Si è formato in Parlamento a causa dell’ormai diffusissima transumanza parlamentare. Senatori e deputati eletti con i listoni bloccati che poi litigano con i loro benefattori (i segretari dei partiti che decidono chi va in parlamento con l’attuale legge elettorale) e, per mantenere prerogative, leva politica e finanziamenti, fondano gruppi fantasiosi.

In questo caso il promotore e membro di GAL è un tale Bartolomeo Pepe, ex Cinque Stelle.

Come sia arrivato in parlamento uno che crede alle scie chimiche non è un mistero: attraverso la selezione via web praticata dal Movimento 5 Stelle. I candidati rispondevano alle domande del web, i più bravi passavano. Spero che Pepe non abbia ricevuto domande sulle scie chimiche durante la sua audizione, perché se ‘sta cosa è venuta fuori e lo hanno candidato lo stesso c’è da denunciarli per sabotaggio delle istituzioni democratiche.

Studiate che è meglio.

PS

http://www.huffingtonpost.it/2017/03/10/scie-chimiche-al-senato_n_15281856.html questo è il link all’articolo dell’Huffington Post da cui ho appreso la notizia.

https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_del_complotto_sulle_scie_chimiche questo è il link a Wikipedia che spiega in dettaglio cosa sono ‘ste scie.

*il riferimento nel titolo è alla canzone di Franco Battiato New Frontiers, del 1981, in cui a un certo punto il coro canta “le pareti del cervello non hanno più finestre”. Mi è sembrata una buona descrizione dell’attuale stato di ottundimento culturale in cui ci troviamo in cui molti ascoltano e credono solo a chi conferma le loro superstizioni e i loro preconcetti, ignorando coscientemente l’inattendibilità delle fonti.

sabato 14 gennaio 2017

Ode alla Panda


 

A un certo punto degli anni ’70 l’opinione pubblica mondiale fu colpita dalla notizia che il panda gigante era sull’orlo dell’estinzione. Fino ad allora le tematiche ambientali erano per lo più ignorate, per quanto dal 1961 esistesse già il WWF, che da subito ebbe il panda come simbolo.

Certo, se prossimo all’estinzione fosse stato il ragno aculeato della morte rossa o il lombrico peloso del diavolo forse non avrebbero raccolto tanta simpatia. Ma il fatto che un grande animale dall’aspetto così mansueto stesse per scomparire a causa dell’azione dell’uomo contribuì a formare una coscienza ambientale.

Sull’onda di questo successo mediatico, nel 1978 la FIAT decise di chiamare così la sua nuova utilitaria, legandola all’idea di ambiente e di sostenibilità.

Sono passati oltre trent’anni, e chi di noi passa abbastanza tempo in giro per le strade sicuramente incontra tutti i giorni qualche vecchia Panda dei primi anni ’80. Sono ancora in giro, perchè non si rompono.

La loro perdurante presenza secondo me è quello che veramente giustifica il nome di questa macchina e veramente le rende giustizia come paladina dell’ambiente.

Se una macchina dura molto, non ne compri una nuova. Questo è il primo fondamentale concetto relativo alla protezione dell’ambiente. La nostra società si basa sulla produzione continua di beni che vanno consumati per poterne produrre altri. E’ esattamente così che si distrugge un pianeta. Ma la Panda si oppone! Viene prodotta e comincia a andare in giro e prova a fermarla. “Scusi, signora Panda, ci sarebbe da rottamar...” “ma vai tu a farti rottamare!” ride il pandino e se la sgasa in giro che è un piacere.

Adesso, ci siamo stati tutti sul pandino, abbiamo sofferto molto per spuntoni del sedile che uscivano per motivi misteriosi, abbiamo patito il caldo e il freddo, ci hanno sorpassato quasi tutti, e l’accoppiamento era praticamente impossibile. Ma d’altra parte se non vuoi rompere le scatole al pianeta devi fare una macchina che sia, come dire, poca.

C’ha il motore a scoppio, emette scarichi di idrocarburi. Si, ma poco. Il mio amico ricco ha una Lexus SUV ibrida, ah che belle le lucine che mostrano il K.E.R.S. e il motore elettrico, certo: solo la batteria pesa come un pandino, poi smaltiscila tu quando hai finito di usarla.

Le portiere della Panda fanno “spang” invece che “clunk”. Eh certo, c’è meno roba, meno profili di plastica. Non c’è l’aria condizionata (ma dai?). Vuole dire che non emettiamo gas velenosi.

L’impatto della Panda sul pianeta è stato lieve, ci ha spostato decorosamente in giro per l’Italia per tanti anni e continua a farlo, ma educatamente, chiedendo scusa alle siepi per lo scarico di cui sebbene modestamente le inonda. Dal punto di vista della natura, ambientalismo è non rompere i coglioni.

Andare piano, con poco, lasciando spazio agli altri e sopportando quello che c’è intorno a noi, meteo compreso. La Panda ci ha insegnato a stare al mondo.

domenica 1 gennaio 2017

Terra, 2017


 
Questa immagine della Terra viene dalla International Space Station (ISS), che orbita costantemente intorno al pianeta, abitata da astronauti e scienziati.

La sua bellezza sta in quello che si vede, il nostro cielo visto da sopra, ma anche in quello che non si vede.

Come gli stessi astronauti anni fa avevano detto subito, non si vedono i confini, le barriere a cui oggi molti tengono per separarsi dagli altri. Oggi, primo gennaio 2017, non si vedono il fumo delle bombe, le file di profughi, o le facce dei politicanti che predicano l’odio.

Non si vedono l’inquinamento atmosferico, nè il riscaldamento globale e i disastri naturali che esso comporta, anche se oggi i principali paesi al mondo sono guidati da leaders, in teoria democraticamente eletti, che negano questa realtà o semplicemente se ne fregano, pressati da interessi di parte.

Non si vede il pericoloso impoverimento della gente anche nel ricco nord-ovest del mondo, a vantaggio di pochissimi, nè la sparizione del lavoro.

Quello che si vede, in effetti, è bellezza pura.

Per chi ama la scienza, questa bellezza è ulteriormente aumentata dal fatto che l’immagine sia stata catturata da un miracolo del tutto umano: la ISS, che orbita sulle nostre teste da oltre 15 anni, frutto di un progetto che ha coinvolto tutti i grandi paesi al mondo. E se qualcuno obiettasse sull’utilità pratica di questo grande simbolo di civiltà, ricordiamoci che la scienza di solito i problemi li risolve, mentre la politica spesso li crea. E che proprio ora sulla ISS si svolgono esperimenti per capire come combattere l’indebolimento delle ossa in un mondo che invecchia, per sviluppare nuovi farmaci più efficaci e per migliorare il processo di combustione e renderlo più pulito.

Oltre che per catturare le particelle di alta energia liberate dallo scontro dei raggi cosmici con l’alta atmosfera, che è una figata.